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Ambiente, il Prefetto di Pavia istituisce l’anagrafe dei siti a rischio

Il prefetto di Pavia Attilio Visconti ha dato avvio alla fase 2 del progetto di monitoraggio ambientale in provincia. Nasce infatti l’anagrafe dei siti a rischio per lo sversamento dei rifiuti. Dopo aver censito tali siti, infatti, la fase successiva sarà incentrata sulla individuazione dei legittimi proprietari che saranno chiamati ad approntare tutte le misure necessarie…
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Corteolona e ambiente in provincia: martedì gli stati generali convocati dal Prefetto

Un summit sull’ambiente e soprattutto sui rischi che sta correndo se non si metterà un freno agli scempi accaduti con di recente. L’iniziativa, fissata per martedì prossimo, è stata da poco ufficializzata dalla prefettura di Pavia. Sindaci, autorità e forze dell’ordine e portatori d’interesse non si incontreranno in un luogo casuale ma a Corteolona, teatro dell’ultimo grave incendio che ha visto la provincia di Pavia che, oltre alle ripercussioni ambientali negative, ha evidenziato risvolti inquietanti del traffico illecito dei rifiuti. Come noto la discarica andata a fuoco era completamente abusiva e la procura di Pavia, che sul caso indagava già da alcuni mesi dopo l’esposto presentato dal Comune, continua a ritmo serrato un’inchiesta che punta a far luce sui molti punti ancora oscuri della vicenda. Per ricostruire il traffico illecito di rifiuti che, secondo le testimonianze, continuava da circa un anno, sono scattete le prime perquisizioni da parte dei carabinieri in alcuni capannoni del milanese. Da una parte si cerca di bloccare sul nascere iniziative simili a quella di Corteolona e Genzone, dall’altra se tra gli operatori ci siano individui di cui si sospetta l’affiliazione ad organizzazioni criminali, magari coperte da intestazioni fittizie attraverso prestanome. Una situazione che, si ipotizza, potrebbe forse ricalcare quella del magazzino di Corteolona, affittato da un 68enne di Opera. Gli inquirenti, inoltre stanno passando al setaccio bolle di accompagnamento e fatture relative ai rifiuti conferiti e poi andati in fiamme: alle aziende sarebbero riusciti a risalire anche attraverso le immagini dei mezzi che quotidianamente scaricavano nel capannone, scattate dai residenti o dalle telecamere di videosorveglianza presenti in zona.