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Longobardi a Gambolò: continuano gli scavi. Trovate altre tombe: una era di un ragazzino

Il maltempo rallenta ma non ferma gli scavi archeologici alla frazione Belcreda di Gambolò. Nell’ultima settimana la squadra della Gea di Parma ha portato alla luce una seconda tomba nella necropoli scoperta durante i lavori per la costruzione del metanodotto della Snam: se la prima era quella di un guerriero, la seconda apparteneva con tutta probabilità a un fanciullo. All’interno, oltre a un’anfora, è stata trovata la fibbia di una cintura: le dimensioni della fibbia e il suo aspetto fanno pensare che si tratti del sepolcro di un giovane maschio. Nella tomba c’era anche una moneta della Roma imperiale, che era stata utilizzata come “obolo di Caronte”. Gli archeologi potranno continuare a lavorare finché non si concluderà il cantiere del metanodotto, quindi ci sono a disposizione altri due-tre mesi, nei quali i costi verranno coperti da Snam. Poi, se si vorrà andare avanti, occorrerà trovare fondi: il comune ha fatto sapere che sta cercando delle sponsorizzazioni. Secondo l’opinione del responsabile degli scavi Nicola Cassone, le aspettative scientifiche sono alte, in quanto ci si trova di fronte a tombe perfettamente conservate.

Scavi archeologici a Gambolò: trovate 11 tombe. Si pensa ci possa essere una città sepolta

Ora che è caduto il segreto su cosa ci sia alla Belcreda, sembra esserci molta più serenità intorno al nuovo sito archeologico scoperto in Lomellina. La piena ufficialità arriverà soltanto con le ispezioni di ulteriori esperti, ma sono state di fatto tutte confermate le indiscrezioni che parlavano di una necropoli (grande o piccola si vedrà) di epoca longobarda esattamente a fianco della circonvallazione della frazione di Gambolò. Sono stati gli scavi per il metanodotto a far venire alla luce i primi reperti, e ora una mezza dozzina di archeologi sta lavorando alacremente per capire le proporzioni della scoperta. Finora la contabilità dei ritrovamenti parla di ben 11 tombe risalenti probabilmente al VI secolo. Vediamo il dettaglio di una di queste tombe in un’esclusiva immagine ravvicinata che ci mostra il perimetro di lavoro degli archeologi. È naturale che le aspettative a questo punto siano alte, ma ancora non ci sono voci ufficiali che possano svelare i dettagli. Tutto però potrebbe cambiare velocemente, nel giro di poche ore. Per la giornata di mercoledì, infatti, sono attesi a Gambolò i vertici della soprintendenza di Milano, che saranno chiamati a fornire la loro versione. Dovranno infatti confermare o meno il valore storico dei reperti rinvenuti alla Belcreda, sulla cui autenticità ci sarebbero ormai davvero pochi dubbi. Mercoledì, insomma, potrebbe essere il giorno degli annunci ufficiali, e anche le amministrazioni locali potrebbero finalmente sbilanciarsi su quanto accaduto. Mentre continua il lavoro degli archeologi, intanto, il luogo degli scavi è sempre presidiato dalle forze dell’ordine. Permane infatti il rischio che qualcuno possa introdursi abusivamente nell’area archeologica con intenti predatori. L’occhio della vigilanza non sarà abbassato finché tutto il materiale non sarà pienamente recuperato, catalogato e messo in sicurezza.

Gambolò, scoperta una città longobarda. Cantiere del metanodotto bloccato

Da giorni ormai si susseguono le segnalazioni dei cittadini per un anomalo concentramento di forze dell’ordine nei pressi della frazione Belcreda di Gambolò. Le fonti ufficiali non si sbottonano: c’è chi parla di normali controlli e chi riferisce che si tratti di un giro di vite contro il fenomeno della prostituzione. Sotto a queste versioni, però, ci sarebbe un fatto di ben altra natura. Secondo i bene informati, infatti, le forze dell’ordine starebbero sorvegliando nientemeno che dei preziosi reperti di epoca longobarda rinvenuti durante i lavori per il metanodotto. Il fatto sarebbe avvenuto a metà della scorsa settimana: i tecnici della Snam, che sta costruendo il metanodotto Cervignano d’Adda – Mortara, durante gli scavi, si sarebbero accorti di qualcosa di strano che affiorava dal terreno. Anche a un occhio poco esperto, si sarebbe capito immediatamente che si trattava di qualcosa di molto antico. Naturalmente, come prevede la prassi, sarebbe partita la segnalazione alla Soprintendenza e il conseguente coinvolgimento delle forze dell’ordine. Le indiscrezioni, anche se ribadiamo che le fonti ufficiali continuano a non fornire conferme, parlano di reperti di epoca longobarda, databili attorno al VII secolo. Qualcosa, quindi, che avrebbe quasi 1500 anni di storia e che gli scavi per il metanodotto avrebbero riportato alla luce. Che cosa ci potrebbe essere davvero là sotto, al momento, non è del tutto chiaro. Sempre seguendo le pochissime indiscrezioni che sarebbero filtrate da un contesto molto abbottonato, è probabile che i reperti rinvenuti abbiano a che fare con monumenti funebri, e che però non sarebbe esclusa l’ipotesi che potrebbe esserci anche dell’altro. Il luogo del cantiere è presidiato 24 ore su 24 dalle forze dell’ordine, che si alternano per garantire una vigilanza costante al sito. Il tutto in attesa che la vicenda possa essere definitivamente chiarita e possano a quel punto arrivare anche delle dichiarazioni ufficiali.

Gambolò, dopo la lite famigliare assale anche i Carabinieri

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Temporali, danni a Vigevano e allagamenti a Gambolò

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