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Vino e Oltrepò, clamoroso al Consorzio: 14 aziende se ne vanno

Uno strappo clamoroso, ancorché annunciato alla vigilia dell’assemblea, e che apre uno scenario di crisi nella principale istituzione del mondo del vino oltrepadano, il consorzio di tutela. I risultati delle elezioni di martedì sera non sono infatti stati graditi ad almeno 14 aziende agricole che hanno presentato disdetta dal Consorzio. Si tratta in particolare di cantine dell’Oltrepo centrale ed occidentale che insieme rappresentano circa il 15% della produzione della provincia di Pavia per oltre 1000 ettari di vigneti. Tra queste spicca la cantina sociale Torrevilla, con oltre 200 soci, ma anche la pluripremiata Monsupello, Forlino e persino La Costaiola di Casteggio, dell’ormai ex presidente del Consorzio Michele Rossetti. La decisione – spiegano le aziende in un comunicato – è dovuta al concretizzarsi di una vera e propria restaurazione che ha interrotto il tentativo di cambiamento dal basso con la proposta di politiche orientate alla qualità. L’accordo tra pochi grandi operatori – dicono in coro le aziende dimissionarie – è tornato a prevalere grazie alle logiche antiche dei grandi numeri”. Il riferimento è evidentemente ai grandi imbottigliatori ma soprattutto alla cantina sociale Terre d’Oltrepo che, forte dei suoi 800 agricoltori soci, nonostante il percorso di rinnovamento intrapreso dopo gli scandali, secondo le aziende che sono uscite alla fine avrebbe fatto pesare la sua importanza escludendo di fatto dal consiglio alcuni candidati ritenuti di garanzia da Torrevilla e soci come per esempio l’enologo Marco Bertelegni. Si tratta della seconda disdetta in massa di aziende vitivinicole dal consorzio di tutela, dopo quella clamorosa del distretto del Vino di alcuni anni fa che di punto in bianco, per ragioni in parte simili, la vecchia diatriba tra quantità e qualità, ne catapultò fuori dallo storico ente più di una trentina, in quel caso soprattutto dell’Oltrepo centro orientale. Ma se in quell’occasione, le conseguenze per il consorzio furono relative, oggi potrebbe cambiare tutto e lo strappo, sommato a quello precedente, diventare davvero storico, perché ridurrebbe l’ente diretto da Emanuele Bottiroli a una semplice associazione di produttori senza più poteri di operare per conto di tutti i viticoltori del territorio, anche non soci, come è stato fino ad oggi.