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Cilavegna, eredità Lino: altri accordi dopo Casa Serena?

Due testamenti, entrambi scritti a mano: uno di nove pagine, l’altro di tre righe. Sta qui il nodo di un’eredità da sei milioni di euro, quella della signora Franca Rosa Lino, nata a Cilavegna nel 1923 e morta a Vigevano esattamente un anno fa. Le date dei due testamenti (entrambi del 2015) differiscono di meno di un mese. Quello di tre righe, in cui si esprime la volontà di lasciare tutto alla parrocchia di Cilavegna, è successivo a quello di nove pagine, dove venivano indicato numerosi beneficiari, tra privati, istituzioni ed enti caritatevoli. Realtà che si erano trovate largamente spiazzate alla scoperta dell’esistenza del secondo testamento, e che ora stanno seguendo con attenzione gli sviluppi degli ultimi giorni: nel presentare il bilancio di Casa Serena, uno degli enti beneficiari del primo testamento, il presidente Ugazio ha annunciato al consiglio comunale di Cilavegna di aver raggiunto un accordo con la parrocchia perché la casa di riposo riceva ugualmente quanto previsto in origine: 200.000 euro, secondo un patto che dovrebbe prevedere un beneficio anche per il comune di Cilavegna, a cui inizialmente erano stati destinati dei terreni. Stupore, dopo questo annuncio, fra gli altri beneficiari del primo testamento, tra cui figurano, oltre a realtà quali l’ospedale di Vigevano, la Caritas di Vigevano, la Croce Rossa di Vigevano e di Cilavegna, la Croce Azzurra di Vigevano e la chiesa dei frati di Vigevano, anche l’istituto De Rodolfi: quest’ultimo ha impugnato il secondo testamento chiedendo una perizia calligrafica. Al momento non si hanno notizie di altri accordi che la parrocchia di Cilavegna abbia stipulato con soggetti beneficiari del primo testamento: in molti si chiedono, a questo punto, se il patto con Casa Serena e il comune di Cilavegna possa essere un punto di partenza voluto dalla parrocchia per tentare una ricostruzione,che vada oltre le carte bollate, del reale spirito delle volontà della signora Lino o se, piuttosto, possa invece creare un precedente che finirebbe per ingarbugliare ulteriormente una vicenda dal valore di sei milioni di euro nella quale sono in molti ad attendere una maggiore chiarezza.