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Bracconieri del Po, individuati grazie ai controlli i punti di imbarco

Sono 42 i punti di imbarco dei bracconieri del Po in provincia di Pavia, quasi un terzo di tutti quelli censiti sull’intera asta del fiume (166). È il primo risultato dello studio commissionato dalle Regioni Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto in attuazione del protocollo di intesa per combattere la pesca illegale da parte dei cosiddetti predoni dei fiumi che stanno mettendo a dura prova il già di per sé compromesso ecosistema acquatico del più importante fiume d’Italia. All’accordo contro i bracconieri, oltre alle 4 regioni, avevano aderito l’autorità di bacino e le prefetture dei 4 rispettivi capoluoghi, Torino, Milano, Bologna e Venezia. L’individuazione dei punti di imbarco dei bracconieri, appena conclusa, è il primo passo per creare una mappa interattiva che verrà distribuita entro la fine di agosto 2019 agli addetti alla vigilanza: carabinieri forestali e polizie provinciali e locali in primis, che tra l’altro secondo l’accordo dovranno presto ricevere nuove dotazioni e attrezzature per la navigazione e il controllo notturno delle acque. Interessante rilevare la dislocazione di questi imbarchi da cui partono i bracconieri, concentrati soprattutto proprio a Pavia, con 42 punti, e Lodi con 46: in due province più della metà del totale, 166, di tutta l’asta fino alla foce. Sebbene secondo gli esperti il bracconaggio ad opera dei predoni venuti dall’est europa non abbia nulla a che vedere con la scomparsa o la drastica riduzione delle specie autoctone, come invece sostenuto dalle istituzioni coinvolte nell’intesa, è un fatto incontrovertibile che esso rappresenti una piaga e un problema gravissimo che sta decimando la fauna ittica del Po, costituita oggi in larga misura da specie non autoctone come pesce siluro, lucioperca, aspio e vari ciprinidi.