Primavera fredda, chiesta calamità naturale per i produttori di miele

Regione Lombardia ha chiesto allo Stato di riconoscere la calamità naturale per l’apicoltura, la cui produzione è stata pesantemente danneggiata da una primavera fredda e piovosa che ha praticamente azzerato il raccolto del miele di acacia, la fioritura di gran lunga più importante. I danni riscontrati – secondo l’associazione Api Lombardia che raccoglie la maggior parte degli apicoltori professionisti – avrebbero raggiunto la cifra iperbolica di 25milioni di euro, mettendo letteralmente in ginocchio le centinaia di famiglie che del miele, in Lombardia, fanno il proprio pane quotidiano. Da qui la richiesta della Regione allo stato di concedere una deroga alla legge che prevede che non siano risarcibili le attività agricole che possono essere assicurate. “Sul mercato però – argomenta l’assessore regionale Fabio Rolfi – non esistono prodotti assicurativi agevolati per il settore che sta affrontando una vera emergenza”. La richiesta ora dovrà essere discussa e validata dal ministero, dopo di che bisognerà capire a quali fondi attingere e infine distribuirli. Un percorso tutt’altro che breve e scontato, anche se, va detto, con questa presa di posizione della politica la strada è un po’ più in discesa. Oltre alla richiesta di veder riconosciuto lo stato di calamità, e quindi di ottenere i risarcimenti, nel corso degli incontri in Regione le associazion di categoria avevano chiesto più controlli sulle importazioni e indicazioni sulla provenienza più precise a tutela dei consumatori e del made in Italy. Per legge sulla confezione deve essere indicata la provenienza del miele ma, secondo gli apicoltori, non basta. Servono maggiori controlli alle frontiere sul prodotto che, in particolare negli anni difficili come quello in corso, entra in Italia e, non da ultimo, più chiarezza sulla provenienza delle cosiddette miscele di mieli. In altre parole, se la miscela è composta da miele italiano, ungherese e cinese, oggi non possiamo conoscere con esattezza le proporzioni di questa miscela che, alla prova dei fatti, magari di italiano, ha solo l’1%, e cioè poco o nulla.