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Rimborsi gonfiati a coop di Voghera: GdF scopre truffa milionaria

Da Voghera a Roma, la truffa delle spese gonfiate per i corsi di formazione, si era diffusa in tutta Italia ma è stata sventata da una brillante indagine della guardia di finanza che nelle scorse ore ha fatto recapitare centinaia di avvisi di garanzia per truffa ai danni dello Stato e altre responsabilità amministrative. La vicenda, come detto emerge a Voghera alcuni anni fa. Nel corso di alcuni controlli gli agenti al comando del capitano Wenda Biondo, si sono accorti che qualcosa non andava nei rendiconti di una società di autotrasporti, la Emporio dei Servizi, che aveva ricevuto un finanziamento di oltre 600mila euro per un corso di formazione: quelli obbligatori per legge e che tutte le società di alcuni settori come i trasporti sono tenute, finanziamenti pubblici o no, a svolgere.Approfondendo i controlli il giro losco di fatture gonfiate è venuto alla luce. il sistema fraudolento – spiegano dalla gdf – era stato escogitato da un consorzio di Roma, che faceva da interfaccia tra il Ministero dei Trasporti e le cooperative di che volevano beneficiare dei contributi per i corsi: per mettere in pratica la frode bastava comunicare al Ministero costi notevolmente più alti rispetto a quelli realmente sostenuti per svolgere i corsi. Così si ottenevano rimborsi gonfiati. Di questi una parte venivano poi restitutiti al consorzio tarocco di Roma che così ha guadagnato milioni di euro senza muovere un dito. Partite da Voghera, come detto le indagini si sono presto diffuse a tutta Italia, convolgendo altre procure della repubblica e altri comandi delle fiamme gialle. Così si è scoperto che la frode era diffusissima e, tra il 2014 e il 2018, aveva coinvolto ben 49 società in diverse Regioni che avevano consapevolmente gonfiato i costi dei corsi di formazione per ottenere i contributi. Alla fine, il bilancio è di 141 persone indagate per truffa ai danni dello stato, 125 società coinvolte, 2,5 milioni di euro e 8 immobili sequestrati preventivamente. Da notare che, grazie al malaffare di questi presunti truffatori, molte società oneste non hanno avuto accesso ai contributi perché hanno deciso di non stare al gioco.