• Pavia:

Recology, condannati i capi: “armi spianate sugli operai”

Se i dipendenti protestavano e minacciavano lo sciopero per chiedere il pagamenti degli arretrati, lui tirava fuori la Beretta dalla tasca e gliela puntava alla testa. Sono scene da Gomorra quelle che secondo gli inquirenti accadevano all’interno del capannone della Recology di Voghera, l’azienda di smaltimento rifiuti fallita poco dopo l’apertura e per la cui bonifica è stato stanziato oltre un milione di euro di denaro pubblico. Le scene di intimidazione agli operai, il percorso di rifiuti triturati che per essere smaltiti abusivamente in alcuni casi sarebbero transitati anche per un insospettabile agriturismo di Casteggio: sono alcuni dei dettagli emersi al termine dell’inchiesta per traffico illecito di rifiuti che si è concluso con la condanna da parte del tribunale di Milano di 9 individui, tra cui l’ex amministratore di Recology Voghera Giovanni Benazzo e del suo vice Letterioi Vinci, quello che spianava la Beretta contro i dipendenti. Il primo, 59enne milanese residente in Trentino, dove rispondere assieme ad altri sei di associazione a delinquere ed ha patteggiato una pena di due anni e 4 mesi di carcere. Le pene, per tutti gli altri soggetti, vanno dai 3 anni e quattro mesi infitti proprio al 50enne Letterio Vinci a scendere fino all’anno e mezzo. Oltre alle pene da scontare in carcere, i trafficanti sono stati condannati a pagare le spese processuali e sono inoltre stati sequestrati oltre due milioni di euro su conti correnti riconducibili alle varie società. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini Benazzo, Vinci e i loro sodali fingevano di aver smaltito correttamente i rifiuti, che però, in realtà, venivano triturati per realizzare Pvc di pessima qualità che veniva venduto in Italia e all'estero come materia prima dell'industria della plastica, a prezzi molto convenienti.