• Pavia:

Processo Rocchelli, Markivi si difende in aula

Il mio compito era quello di sorvegliare la zona e di riferire ai miei superiori in caso di movimenti sospetti. E' la versione che ha sostenuto oggi, in tribunale, Vitaly Markiv, il combattente volontario delle milizie ucraine accusato dalla procura di Pavia della morte di Andy Rocchelli “in concorso con ignoti”. In un'aula strapiena Markiv ha ribadito la sua innocenza, spiegando che solo i suoi superiori potevano dare l'ordine di sparare e che comunque nella sua postazione non c'erano mortai, ma solo armi leggere. Dalla collina non riuscivamo bene a vedere Sloviansk, né tanto meno la fabbrica vicino alla quale è avvenuto l'attacco, ha concluso il 30enne. Markiv, al momento l'unico accusato per la morte di Andy e del collega Andrei Mironov, non ha comunque risposto a tutte le domande dell'accusa, spiegando di considerarsi ancora un militare e quindi vincolato da un codice che gli impedisce di fornire informazioni riservate. Ecco perché il miliziano rimane in silenzio quando il procuratore Zanoncelli e l'avvocato della famiglia Rocchelli insistono su nomi e personaggi che potrebbero essere stati presenti sulla collina e sul fronte nel momento dell'attacco. Stando alla sua deposizione, sarebbero stati i combattenti filorussi ad aprire il fuoco sul taxi su cui viaggiavano Andy, Mironov e il fotoreporter francese William Roguelon. Markiv ha poi confermato di aver parlato al telefono con altri giornalisti, nei giorni seguenti all'attacco, ma solo per avvisarli di quanto stesse diventando pericolosa la zona. Una deposizione che non aiuta, quindi, a fare luce su cosa sia effettivamente successo il 24 maggio del 2014 vicino a quella collina. La prossima udienza del processo è in programma il 22 marzo.