Chiude la caccia, controllati mille cacciatori e sequestrati 55 fucili

1150 cacciatori identificati, oltre 100 sanzioni amministrative e 55 sequestri di armi e selvaggina abbattuta irregolarmente, 21 denunciati per reati gravi come l’uccisione di specie protette, 30 servizi anti-bracconaggio. Sono i numeri dell’attività della polizia provinciale di Pavia nell’ambito della vigilanza venatoria. Al calar della sera di giovedì 31 gennaio si è infatti conclusa ufficialmente la stagione di caccia 2018-2019, che aveva preso il via lo scorso 16 settembre. I cacciatori controllati, in particolare nelle zone dell’Oltrepò e della Lomellina a conti fatti sono stati un decimo circa del totale di quanti hanno il permesso di sparare nel territorio pavese, metà dei quali, circa 5000, provengono da altre zone della Lombardia, in particolare dal Bresciano e dal Bergamasco. Tra le sanzioni più frequenti staccate dagli agenti c’è l’omessa annotazione dei capi abbattuti, che devono essere scrupolosamente segnati negli appositi tesserini. La multa in questo caso è di 100 euro per ogni omissione, ma non sono mancati casi in cui alcuni cacciatori si sono per così dire dimenticati di annotarne decine e così le multe hanno raggiunto importi da capogiro. Ma ad impressionare non sono tanto i numeri dei controlli in generale, quanto il fatto che siano stati fatti da un forza di polizia che, secondo un recente report dell’Ispra, sta lavorando sotto organico forse più qualunque altra. Senza considerare che quello pavese è uno dei territori a più forte vocazione venatoria dell’intero nord Italia e solo in base alla sua superficie, secondo l’istituto nazionale per l’ambiente in provincia occorrerebbero almeno 90 agenti, mentre ce ne sono soltanto 11, 5 in meno anche della media regionale.

Maccarini comandante polizia provinciale