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Imbottigliato in Piemonte e Veneto e venduto a Londra: nuova bufera sul Pinot Grigio sfuso

Dove finisce il vino sfuso che se ne va dall’Oltrepò in quelle anonime cisterne? In molti luoghi, si potrebbe dire. Ed è precisamente così. Ma spesso accade che quella che è una pratica diffusa e del tutto legale, l’imbottigliamento del vino ad indicazione di origine fuori dalla zona di produzione e a volte anche molto lontano, scateni dibattiti anche molto accesi finendo, come accaduto pochi anni da in Spagna il caso Rioja, alla Corte di giustizia europea. Il caso, questa volta, sono una partita di bottiglie di Pinot Grigio – sì ancora lui – trovate da un nostro telespettatore sugli scaffali di alcuni negozi di Londra. In entrambi i casi si tratta come detto di Pinot Grigio igt provincia di Pavia, imbottigliate in un caso nei pressi di Verona, nell’altro a Cossano Belbo, provincia di Cuneo. La prima in vendita a circa 5 sterline e mezzo, poco più di 6 euro, in un supermercato, la seconda, all’interno di un locale viene servita a 20 sterline, cioè 22 euro e 80. Tutto normale, si dirà. Certo, il fatto è che, una volta diffuse dal nostro telespettatore che le ha inviate anche all’indirizzo del ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio, queste immagini hanno scatenato un certo scompiglio, come se pochi, in realtà, fossero a conoscenza di questa pratica, pur molto diffusa non solo in Oltrepò, ma che torna di stretta attualità ogni volta che, proprio come in questi giorni di revisione dell’intero impianto del consorzio dei vini e dei disciplinari, si discute di filiera, valorizzazione dei prodotti e in ultima analisi di quella del territorio. Un territorio, quello oltrepadano, mai così svalutato come in questi anni,  a livello commerciale e d’immagine.