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La mappa degli incendi di rifiuti in Lombardia, uno studio sui traffici illeciti

Questa è la mappa degli incendi di rifiuti in Lombardia fra il 2014 e il 2017. 31 le località interessate, spesse volte con episodi ripetuti. È il caso, per quanto riguarda il nostro territorio, di Parona e di Mortara. La provincia di Pavia compare anche con Corteolona e con due episodi per così dire minori, l’incendio al centro multiraccolta di Stradella del 6 giugno 2017 e quello al deposito rifiuti chimici di Ferrera del 2 giugno 2015. La mappa è stata presentata dal centro ricerca CROSS dell’università degli studi di Milano alla commissione regionale antimafia e fa parte di un più ampio rapporto su incendi e traffico di rifiuti. 124 i roghi avvenuti tra il 2014 e il 2017 nei depositi rifiuti del nord Italia, il doppio rispetto a quanto successo in Meridione, dove, va precisato, il numero degli impianti è di molto inferiore. La presidente della commissione Monica Forte ha fatto sapere che l’organismo regionale compirà ulteriori approfondimenti sul tema, anche in funzione delle inchieste giudiziarie ancora in corso. Ma come lavora la mafia dei rifiuti? Innanzitutto gli esperti dell’università di Milano hanno rilevato che non sempre la criminalità che gira attorno al traffico illecito dei rifiuti appare legata a cosa nostra o alla ‘ndrangheta, anzi spesso si tratta di organizzazioni autonome, come pare essere stato ad esempio, secondo le prime risultanze delle indagini, nel caso di Corteolona. Il centro ricerca CROSS, però, pone un nuovo allarme da affiancare a quello degli incendi: i rifiuti sepolti. Il modus operandi più diffuso al momento fra chi si occupa di smaltimento illegale è quello di comprare o affittare un terreno, interrarvi rifiuti e poi costruirci sopra degli edifici. Una pratica inquietante, a cui a volte fa seguito, per cercare di sviare i sospetti, una denuncia e una richiesta di bonifica da parte degli stessi malavitosi. Su tutto, in ogni caso, appare evidente il ruolo degli imprenditori del settore che non esitano a rivolgersi alla criminalità per portare avanti i loro affari.