• Pavia:

Omicidio della badante di Miradolo, trovati messaggi sul cellulare

Prima l’avrebbe uccisa e nelle ore successive, per depistare le indagini, avrebbe mandato sms al suo cellulare ormai spento con frasi del tipo “tesoro, sei la mia ragione di vita”. LA vicenda è quella di Dea, la  badante albanese di Miradolo ammazzata e gettata nel fiume il 30 maggio 2016, e di Franco Vignati, ex politico locale di Chignolo Po finito in manette e tuttora in cella con l’accus di omicidio premeditato aggravato dai futili motivi e dall’occultamento di cadavere. Nel corso dell’ultima udienza del processo in corso presso la corte d’assise di Milano è stato ascoltato il maresciallo di Stradella che ha seguito da vicino le indagini e sono emersi nuovi dettagli e una ricostruzione piuttosto precisa, ancorchè non definitiva, su questa triste quanto brutale vicenda di cronaca. Quella mattina di fine maggio, Dea avrebbe incontrato Vignati, con cui aveva avuto una relazione, alle 8.40 a San Colombano. Lei aveva già decretato la fine della loro storia d’amore, ma sembra che lui le avesse proposto un appuntamento per parlare un po’ e farle conoscere un amico che avrebbe potuto offrirle un lavoro. L’incontro viene ripreso dalle telecamere di una banca. La 40enne lascia l’auto e sale su quella di Vignati. Due ore dopo, alle 10.20, il telefonino di Dea viene intercettato a Orio Litta, proprio dove sarebbe stata uccisa e gettata nel Lambro, e, sempre a quell’ora, lei chiama la sorella. Poi, un buco di 25 minuti. Alle 10.48 la macchina di Vignati viene ripresa delle videocamere del paese mentre sfreccia verso la provinciale, ma a bordo c’è solo lui. Nessuna traccia della donna che invece avrebbe dovuto essere con lui per tornare a San Colombano dove aveva parcheggiato l’auto. Ed è proprio qui che, secondo l’accusa, Vignati, che si è sempre dimostrato collaborativo con gli inquirenti, si sarebbe tradito. Lui che aveva sempre sostenuto di averla riaccompagnata a prendere l’auto, in realtà verrebbe tradito dalle immagini delle videocamere di sorveglianza. Poi, altre inconguenze, gli sms per provare a depistare le indagini sull’omicidio di questa giovane donna freddata con un colpo di pistola alla testa. Queste le accuse, sempre più gravi, verso l’ex assessore 64enne., che i suoi difensori stanno provando a smontare una dopo l’altra. La prossima udienza è fissata per mercoledì prossimo.