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La nuova frontiera dei fanghi: saranno smaltiti negli inceneritori

In questi giorni, i più torridi dell’anno, le temperature negli uffici dell’assessorato regionale all’ambiente sono ancora più alte di quelle registrate sotto al sole a mezzogiorno. Si susseguono, infatti, febbrili, i lavori e gli incontri per risolvere l’emergenza depuratori che sta andandosi a delineare dopo la sentenza del Tar con cui si annulla gran parte della legge regionale di regolamentazione del settore fanghi. Come conseguenza, si sa, le ditte che si occupano di trattamento fanghi per destinarli all’uso agricolo, non ritirano i materiali di scarto dei depuratori, in quanto in una fase di vuoto legislativo non è chiaro quali siano i limiti a cui fare riferimento. “Ancora pochi giorni di autonomia poi non sappiamo cosa potrà accadere”, aveva detto alla fine della scorsa settimana il direttore di Asm Pavia Vacchelli, mentre nel weekend a lanciare l’allarme erano stati i gestori dei depuratori di Valtellina e Valchiavenna, chiedendo l’autorizzazione a stoccare temporaneamente i fanghi in un loro deposito in attesa del da farsi. A risolvere la fase di emergenza potrebbero essere gli inceneritori: l’assessore regionale all’ambiente Raffaele Cattaneo ha infatti ricevuto oggi i responsabili degli undici impianti esistenti in Lombardia, chiedendo a loro la disponibilità a ritirare i fanghi in attesa che vengano definiti i nuovi limiti a cui attenersi per l’utilizzo di queste sostanze in agricoltura. Intanto si sta accelerando la trattativa con il Ministero. Dopo la lettera inviata al ministro Costa dallo stesso assessore Cattaneo, infatti, l’obiettivo è quello di portare un provvedimento statale che fissi nuovi limiti per i fanghi in agricoltura già durante la conferenza Stato-Regioni del primo agosto. Secondo il Pirellone, infatti, dopo la sentenza del Tar l’unica soluzione per regolamentare il settore è un decreto del Governo.