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In cella Giancarlo Bolondi, il boss delle false coop: le reazioni dei sindacati

"Un epilogo già scritto", quello degli arresti del boss delle coop Giancarlo Bolondi e di altre 11 persone, secondo i sindacati, che da anni si battono per tutelare i diritti dei lavoratori delle logistiche. Le "fabbriche" del nuovo millennio, le avevamo chiamate. Perché, anche se qui non si produce nulla e il prodotto è la movimentazione della merce, il termine fabbrica, in gergo sindacale, evoca secoli di lotte per ottenere diritti basilari. Diritti che però, nell’epoca della globalizzazione, non si possono purtroppo dare per acquisiti. Abbiamo raggiunto Massimo Colognese, della Cgil di Pavia, sempre in prima linea sulle vicende spesso tutt’altro che cristalline delle cooperative che dispensano lavoro nei grandi poli pavesi, tra i quali quello tutt’ora in espansione di Broni Stradella.

Come noto, il re delle logistiche Giancarlo Bolondi, capo del consorzio Premium net, ha ricevuto il mandato d’arresto per i fatti di Stradella mentre era già in carcere. Ci era finito a giugno ad opera della Gdf di Roma, con l’accusa di aver commesso reati analoghi anche nel Lazio. La decapitazione del mega consorzio di cooperative aveva creato molta preoccupazione tra le maestranze di Stradella, in tutto circa 800 lavoratori, che erano rimaste così senza un referente per il pagamento degli stipendi. Durante il primo incontro in Prefettura a Pavia era stata la stessa Ceva Logistics, ovvero la committente, a garantire che, in caso di necessità, si sarebbe fatta carico direttamente dei pagamenti. Ma, nonostante le rassicurazioni, secondo quanto riferisce la Cgil, molti lavoratori non hanno ancora ricevuto lo stipendio del mese di giugno.