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Inchiesta Terre d’Oltrepò: spunta la cifra della truffa. Oltre 18milioni di euro

Oltre 18 milioni di euro. Quando mancano pochi giorni all’avvio del processo per la nota vicenda della truffa del vino alla cantina sociale Terre d’Oltrepo spunta anche la cifra, enorme, che la guardia di finanza ha appuntato al termine dell’inchiesta, etichettandola come illecito profitto. Tanti sarebbero i ricavi che, nel corso degli anni grazie a un sistema ritenuto consolidato la cantina avrebbe ottenuto. Non una multa, quindi, come alcune indiscrezioni rivelavano alla vigilia dell’incontro tenutosi nel week end a Broni tra soci e nuovi amministratori, ma piuttosto un calcolo di cui però non è ancora chiaro chi dovrà rispondere. Se i vecchi amministratori in carica fino ad alcuni anni fa e a cui vengono contestate accuse molto pesanti tra cui l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa o la cantina come società tuttora operante e che sta cercando di voltare pagina con un’amministrazione del tutto rinnovata e che, forse anche in previsione simili contestazioni, lo scorso anno aveva avviato un’azione legale di responsabilità verso la passata gestione, in particolare nei confronti degli ex presidenti Antonio Mangiarotti e Pierluigi Casella, l’ex vicepresidente Graziano Faravelli, l’ex direttore Livio Cagnoni e la segretaria amministrata Piercarla Germani. Il processo prenderà il via venerdì con l’udienza prelimnare relativa a 51 richieste di rinvio a giudizio, le sole rimaste e che potrebbero ridursi ulteriormente, dopo che la gran parte dei quasi 300 indagati presentato richieste di patteggiamento o di affidamento in prova ai servizi sociali. La maggioranza degli agricoltori coinvolti era accusata di semplice frode in commercio, per aver presentato bolle di consegna per uve non conformi o carichi del tutto inesistenti, i vertici e un gruppo di soci a loro vicini per i reati più gravi citati in precedenza.