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Università di Pavia, indagini su 5 professori. Accusati di doppio lavoro

Avevano un contratto in esclusiva, e quindi meglio pagato, con l’università, ma facevano lo stesso il doppio lavoro. A finire nei guai con una segnalazione alla corte dei conti per un danno erariale totale da oltre un milione di euro sono stati cinque professori dell’ateneo di Pavia, quattro in servizio presso la facoltà di ingegneria e architettura, uno in quella di chimica. Secondo la guardia di finanza, che sta svolgendo controlli a tappeto in tutta Italiai 5 prof infedeli avevano optato per il contratto a tempo pieno con l’università che a fronte di migliori condizioni economiche, vieta però di svolgere attività libero professionale. Ovviamente i professori universitari e i ricercatori possono svolgere attività autonoma, ma secondo la riforma «Gelmini», a partire dal 2010 coloro che vogliono esercitare la professione devono optare per il tempo definito percependo uno stipendio più basso rispetto al tempo pieno. Chi opta per quest'ultimo invece, può svolgere solo attività non incompatibili con quella istituzionale, tutto il resto deve essere autorizzato preventivamente dal rettore. Secondo quanto sta emergendo grazie all’operazione Magistri lanciata dalla guardia di finanza, il vizietto del doppio lavoro senza rinunciare al tempo pieno sarebbe prassi assai diffusa nel mondo accademico e se ad oggi, in Italia, sono già stati accertati danni erariali per 42 milioni di euro, secondo alcune stime ad indagine conclusa si potrebbero superare i 70. Oltre alle segnalazioni alla corte dei conti, che provvederà a richiedere il rimborso ai prof furbetti, in alcuni casi sono state elevate denunce penali per falso: come nel caso di un rettore di una facoltà lombarda che che avrebbe dichiarato fatti non corrispondenti al vero per coprire alcuni docenti che avevano compiuto gli illeciti