• Pavia:

Omicidio badante albanese: colpo di scena sull’arma usata. Non sarebbe quella dell’ex assessore

Colpo di scena nel caso dell’omicidio di Dea, al secolo Ladvije Kruja, la badante albanese trovata morta nelle acque del Po nel giugno 2016: l’arma del delitto, una pistola calibro 7,62, non sarebbe quella dell’ex assessore di Chignolo Franco Vignati, arrestato a febbraio con l’accusa di omicidio volontario. Secondo i legali dell’uomo, tuttora in carcere a Lodi, non ci sarebbero sufficienti tracce di polvere da sparo nella canna per dimostrare che si tratta della stessa arma. Prima della sua morte, la donna aveva avuto una relazione con Vignati, e secondo la Procura il fatto che i due si erano lasciati e che lei non aveva più voluto saperne di riallacciare i rapporti, sarebbe il movente dell’omicidio. Ma gli avvocati dell’uomo stanno tentando di smontare punto su punto la ricostruzione dei magistrati: anche il fatto che la donna sarebbe stata uccisa ad Orio Litta e gettata nel Lambro per poi finire nel Po dove in effetti è stata ritrovata nove giorni dopo, secondo i legali non sarebbe dimostrabile. La difesa starebbe inoltre valutando di chiedere gli arresti domiciliari al posto della custodia in carcere. Le accuse per il 64enne, che continua a dirsi innocente, restano molto gravi: omicidio volontario con le aggravanti dell’occultamento di cadavere, dei futili motivi e della premeditazione. Secondo la ricostruzione degli inquirenti infatti il 30 maggio 2016, riuscì a convincere Dea ad incontrarlo un’ultima volta, ma prima di presentarsi sarebbe andato prendere la pistola che deteneva legalmente a casa della ex moglie.