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Terme di Salice: in vista il fallimento. Quaranta dipendenti preoccupati

Il tribunale deciderà a giorni, ma la sorte delle terme di salice, dopo anni di tribolazioni, appare segnata: concordato liquidatorio o fallimento. Queste le due opzioni in campo, entrambe infauste a inizio primavera quando, tradizionalmente, inizia la stagione termale (che comunque prosegue con gli altri stabilimenti). LA sorte delle ex terme di salice spa, passate dal pubblico al privato nel 2005 e da allora entrate in una spirale di insuccessi e problemi che in poco più di 10 anni hanno fatto accumulare qualcosa come 10 milioni di euro di debiti, è segnata. Dopo l’addio della famiglia Fabiani, lo stabilimento passò a un imprenditore locale, Elio Rosada, che poi dopo qualche tentativo fallito di rilancio, passò la mano all’ultimo titolare, la Dionisi&Partners di Roma, una piccola srl con un amministratore unico, Davide Dionisi, senza esperienze nel settore termale e un capitale sociale di 10mila euro a fronte di debiti pregressi per milioni di euro. Nonostante le premesse non fossero entusiasmanti, molti, sia in zona che nel capoluogo, hanno creduto abbiano creduto alla promessa di un rilancio possibile. Ad seguire da vicino l’evolversi della situazione ora ci sono una quarantina di dipendenti, molti dei quali attendono diversi stipendi arretrati, e poi banche, fornitori. Oltre agli imprenditori locali del turismo che, sebbene non abbiano pendenze con le terme, negli anni buoni hanno costruito la propria fortuna grazie all’indotto del termalismo.