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Riforma vino, Terre d’Oltrepò è “critica” sui nuovi disciplinari

Broni. "Si poteva fare di più, ma prendiamo quel che di positivo è stato fatto". All’indomani dell’approvazione della riforma del vino dell’Oltrepò, leggi disciplinari di produzione, che ha introdotto diverse novità nelle regole del gioco, parla l’azionista di maggioranza della vitivinicoltura oltrepadana. Quella Terre d’Oltrepò che, oltre ad aver recentemente acquisito il marchio e la cantina La Versa, e in passato Casteggio, con i suoi 700 agricoltori soci rappresenta il player principale di tutto il territorio e il principale produttore di vino dell’intera Lombardia. “Non è solo riscrivendo i disciplinari che si riuscirà a rilanciare l’Oltrepò – ha spiegato il presidente Andrea Giorgi, che si è definito critico nei confronti della riforma – c’è ancora molto da fare. Spesso siamo stati additati come chi voleva affossare la riforma, solo perché ci siamo affacciati in modo attento. Qualcosa è cambiato, siamo riusciti ad inserire alcune nostre istanze in questi disciplinari, per altre non abbiamo voluto calcare la mano e ci siamo astenuti. Sicuramente si poteva fare di più per questo territorio, ma prendiamo quello che di positivo c’è, con la consapevolezza che il cambiamento deve andare oltre i disciplinari che sono una piccola cosa rispetto a quello che c’è da fare. Per esempio sulle risposte ai viticoltori che non possono accontentarsi di parole, ma devono tradursi in qualcosa di più vero. Certamente Terre d’Oltrepò ha dimostrato di voler cambiare, ora sfidiamo gli altri a cambiare. Noi non ci siamo mai sottratti, invece altri lo hanno fatto mostrandosi anche nei nostri confronti falsi amici, a volte detrattori. Noi non vogliamo fare né figli né figliastri, portiamo avanti il nostro discorso con tutti coloro che vogliono condividerlo in modo democratico”.