• Pavia:

Ricatti hard al Santuario delle Bozzole, chiesti 10 anni per Savu

“Qualcosa è accaduto, tanto che don Gregorio si è sentito di dover cedere al ricatto”. Questa la frase del pm Roberto Valli che meglio sintetizza l’accusa nei confronti di Flavio Savu, per cui oggi sono stati richiesti 10 anni di carcere in merito alla vicenda delle estorsioni di cui sarebbe stato vittima l’ex rettore del Santuario delle Bozzole. Il meccanismo, ha spiegato il pubblico ministero, era reso ancora più solido dal circolo vizioso per il quale la paura che spingeva a pagare, cioè quella della diffusione di registrazioni che potevano causare uno scandalo sessuale, era la stessa paura che portava la vittima a non denunciare. Savu, per sua stessa ammissione, ha ricevuto tantissimi soldi da parte di don Gregorio: difficile quantificare con precisione, ma sicuramente nell’ordine delle decine di migliaia di euro, probabilmente anche sopra i centomila euro. Di certo a Natale 2013 il sacerdote aveva versato al rumeno una prima tranche da 50.000 euro divisa in più rate, a cui poi ne seguirono altre. Una condotta che, secondo l’impianto accusatorio, è andata avanti per molto tempo. Perché con il passare del tempo cambiavano i materiali che Savu minacciava di rendere pubblici inviandoli alla trasmissione “Le Iene”. Inizialmente delle foto che sarebbero state scattate a don Gregorio durante un massaggio operato dallo stesso Savu. Poi una registrazione audio presa in confessionale in cui si sentiva un giovane che proponeva a don Rossoni (collaboratore di padre Gregorio) del sesso in cambio di denaro, richiesta che peraltro il sacerdote aveva respinto. E poi ancora delle registrazioni che si riferivano ad atti di autoerotismo collettivo che vedevano tra i protagonisti il sagrestano del santuario. Infine, il colpo principale, quello che però costerà a Savu l’arresto. Non avendo più materiale per ricattare don Gregorio, il rumeno decise di indurre il prete in tentazione, inventandosi un personaggio, dal nome di Valentino, con il quale corteggiare telefonicamente il sacerdote. Padre Gregorio cascò nel tranello (“un attimo di debolezza” lo definì durante la testimonianza) e si lasciò andare a una conversazione dai toni a luci rosse che Savu registrò. Quel nastro fu proposto alla Curia di Vigevano, nella persona di don Scevola, per 250.000 euro. A quel punto intervennero i carabinieri (che tenevano d’occhio Savu per altri motivi) e scattarono le manette. Il pm Valli ha messo in fila gli episodi, motivando così la sua richiesta di dieci anni di reclusione: sei per le continue estorsioni nei confronti di don Gregorio (con l’aggravante che la vittima è ultrasessantacinquenne), poi un anno ciascuna per le tentate estorsioni nei confronti di don Rossoni, di don Scevola (e quindi della Curia) e del sagrestano. Si aggiunge un ulteriore anno per una truffa ai danni di una signora di Garlasco, a cui Savu aveva chiesto molti soldi facendole credere che sarebbero serviti per il figlio malato e bisognoso di cure: totale 10 anni, più 9.000 euro di multa.

Per Florian Tanasie, considerato complice di Savu nella sola tentata estorsione alla Curia, sono stati invece chiesti due anni e sei mesi di reclusione più 1.000 euro di multa. La sua difesa, però, ha chiesto l’assoluzione, in quanto non ci sarebbero elementi sufficienti per collegarlo all’episodio.

Nel corso dell'udienza di oggi ci sono state anche le richieste delle parti civili. L'avvocato Alessandro Ferrari, che rappresenta la congregazione della Sacra Famiglia alla quale fa capo il Santuario della Madonna della Bozzola, ha chiesto 60.000 euro a titolo di risarcimento per danni morali e materiali. Di questi, 50.000 euro per le estorsioni di cui sarebbe stato vittima padre Gregorio e 10.000 euro per le tentate estorsioni a danno di don Pietro Rossoni. Il processo vedrà ancora un’udienza prima della sentenza: sarà il 21 febbraio, quando si assisterà all’arringa difensiva dell’avvocato di Flavio Savu.