• Pavia:

“Caso Lazzari”, il presidente di Asm Pavia Bianchi mostrò dubbi sulla procedura

"Inequivocabili elementi sulla turbata libertà del procedimento e sull’indicazione fornita dall’assessore Lazzari per la selezione della società, in violazione delle vigenti normative". Dalle carte dell’inchiesta emergono ulteriori dettagli sul caso che ha al centro l’acquisto e l’installazione di telecamere di sorveglianza degli accessi dei veicoli di trasporto merci, nella ztl di Pavia. "L’interesse diretto di Lazzari - si legge nel fascicolo -nella selezione della Kiunsys di Campobasso, si rinviene anche dalla mail del 24 marzo 2015 con cui Paolo Lanari, legale rappresentante dell’azienda, rassicura Giuseppe Massarotti, responsabile tecnico di Asm, riferendo di aver soddisfatto tutte le richieste dell’assessore”.

Eppure l’idea di spacchettare in due l’appalto da 73 mila euro, per assegnare direttamente i lavori a Kiunsys, aveva acceso qualche campanello d’allarme in Asm. "Lo stesso Duccio Bianchi mi espresse tutte le sue perplessità  rispetto alla modalità dell’affido diretto in quanto era necessaria una procedura ad evidenza pubblica". A riferirlo, agli uomini della Guardia di Finanza, è Gian Vittorio Stella, addetto all’ufficio acquisti di Asm, nel corso dell’interrogatorio dello scorso 6 febbraio. "Allo stesso tempo Bianchi disse comunque che era difficile se non impossibile trovare una prodotto equivalente" ha aggiunto Stella. Il rapporto con Kiunsys appare di assoluta fiducia: già in passato, si evince dalle carte, Asm si era rivolta all’azienda di Campobasso per altre due forniture e inoltre l’assessore Lazzari intendeva integrare il sistema con un’ ulteriore fornitura da 80 mila euro, come confermato dal responsabile tecnico di Asm Giuseppe Massarotti.

Le testimonianze e le mail acquisite hanno così indotto la Guardia di Finanza a disporre anche delle intercettazioni telefoniche, di corrispondenza telematica ed ambientale, tramite un software spia sul pc dell’ex assessore Lazzari. E proprio dallo scambio di mail emerge il pasticcio sulla gestione delle telecamere. In una corrispondenza del dicembre del 2015, Francesco Romanazzi di Kiunsys racconta il primo tentativo fallito di installazione. "I varchi non erano collegati ad internet e nemmeno raggiungibili per mancanza di un automezzo con cestello o di una scala", scrive a Lazzari. Richieste anticipate tra l’altro in una mail precedente all’intervento e che avevano avuto, solo sulla carta, risposta positiva.