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Scandalo Asm Pavia, Ettore Filippi: “L’amministrazione ha pensato solo a lucrare politicamente”

Un danno erariale a cui il sindaco Depaoli  non ha posto rimedio. Ettore Filippi scrive alla Procura della Corte dei Conti in riferimento all’ammanco da quasi 2 milioni di euro dalla casse di Asm. Una diffida, messa nero su bianco dall’ex vicesindaco, che prende spunto da un episodio ben preciso: dall'intervento del sindaco, nell’ultimo consiglio comunale, in cui spiegava di non aver mai preso consigli da Filippi e nemmeno da Giancarlo Abelli, contrariamente ai consiglieri Bobbio Pallavicini e Cattaneo.

"Se avessi, infatti, seguito i miei consigli - scrive Filippi a Depaoli - avresti già imposto al Presidente di ASM ( di cui sei in pratica l’unico proprietario! ) di citare in giudizio la Banca Centro Padana, attuale proprietaria dello sportello di Creta, per ottenere la restituzione della intera somma in parte incautamente ed in parte illegittimamente pagata da Asm e finita sui conti del dr. Antoniazzi". Circostanza, spiega ancora Filippi, che la Procura ha ignorato, preferendo concentrarsi solo sui risvolti politici della vicenda. Un immobilismo che avrebbe contagiato anche il sindaco come si evince dalla lettera inoltrata alla Corte dei Conti.

"Che le condotte del responsabile della filiale nel periodo interessato fossero contro le norme bancarie, almeno per la parte riguardante i bonifici per centinaia di migliaia di euro, pagati nonostante beneficiario del bonifico e titolare del conto corrente fossero soggetti diversi, lo ha affermato in atti giudiziari il nuovo direttore respingendo l’ultimo bonifico irregolare e specificando che la prassi fin lì seguita era illegittima, così che difficilmente la Banca potrebbe negare la responsabilità del direttore della filiale dell’epoca, affrontando un giudizio non utile al suo buon nome" attacca ancora Filippi.

"Pur trattandosi di documenti a perfetta conoscenza di Asm, in quanto facenti parte degli atti del procedimento penale che vede un legale incaricato di sostenere la costituzione di parte civile contro i responsabili, l’azienda non accenna ad alcuna iniziativa, quasi che non fosse al corrente della possibilità certa di un recupero totale della somma illecitamente sottratta. Recupero integrale che non si può certo sperare da parte di coloro che saranno giudicati penalmente responsabili".

"Il legittimo sospetto - conclude quindi Filippi - è che l’interesse di Comune e Asm sia solo quello di lucrare il vantaggio politico della oggettivamente scandalosa vicenda e non recuperare il maltolto".