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Strage di Motta Visconti, Lissi rinuncia al ricorso in appello: “Giusto l’ergastolo”

La prima udienza del processo d’appello era fissata fra meno di un mese, il 22 di febbraio. A sorpresa, invece, in una lettera inviata dal carcere di Pavia alla Corte d’Appello di Milano, Carlo Lissi ha fatto sapere che a quel secondo grado di giudizio non vuole partecipare. Rinuncia, ritenendo giusto l’ergastolo ottenuto in primo grado. Lissi il 14 giugno del 2014 uccise nella sua villetta di Motta Visconti la moglie Maria Cristina Omes e i loro due figli Giulia, di 5 anni, e Gabriele, di 20 mesi. Cercò di simulare una rapina e di costruirsi un alibi andando a vedere in un pub con alcuni amici la partita dei mondiali di calcio Italia-Inghilterra.

Crollò dopo una notte passata nella caserma dei carabinieri di Abbiategrasso, confessando tutto e chiedendo l’ergastolo. Proprio l’ergastolo fu la pena che gli venne inflitta con la sentenza di primo grado emessa il 18 gennaio del 2016 dal tribunale di Pavia. A settembre arrivò da parte della difesa la richiesta di appello, basata sulla contestazione della premeditazione e del mancato accoglimento del vizio parziale di mente. Secondo gli avvocati, insomma, Lissi sarebbe stato colpito da un raptus nel compiere quella che è passata alle cronache come la strage di Motta Visconti. Ora, però, è lo stesso condannato a scrivere ai giudici per chiedere di lasciare perdere, di non celebrare il processo d’appello.

“Considero congrua la condanna di primo grado – scrive Lissi nella lettera resa nota dal Corriere della Sera – e scusandomi per la perdita di tempo sono fiducioso in un accoglimento della mia richiesta di rinuncia all’appello”.

Se la Corte d’Appello di Milano acconsentirà alla domanda dell’imputato, la condanna all’ergastolo diventerà definitiva.
La decisione di Carlo Lissi di rinunciare a ricorrere al secondo grado di giudizio, “non può che lasciarci soddisfatti” perché dimostra che la condanna è servita “per portare Lissi ad un reale pentimento”. Così Domenico Musicco, legale della mamma di Cristina, Giuseppina Redaelli, in un’intervista all’Adnkronos. La lettera “è stata scritta spontaneamente da Lissi che non l’ha concordata con il suo avvocato”, spiega Musicco. Evidentemente, aggiunge, lui stesso ha maturato “quello che avevamo detto in primo grado, e cioè che per dimostrare un reale pentimento Lissi avrebbe dovuto chiedere per sé l’ergastolo, anche in contrasto con il suo difensore. La condanna che ha ricevuto gli è servita a farlo pentire”. Questa notizia “alleggerirà i famigliari del loro grande dolore” conclude l’avvocato.