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Identificato il profilo del dna ritrovato sotto le unghie di Chiara Poggi: non è di Alberto Stasi

Un dato che potrebbe davvero riaprire il caso. Nuove analisi sul dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi avrebbero trovato corrispondenza con una persona diversa da Alberto Stasi. La rivelazione arriva dalle pagine del Corriere della Sera, a cui la madre di Alberto ha affidato un’intervista esclusiva nella quale illustra i risultati di una perizia commissionata dagli avvocati dello studio Giarda al genetista Francesco De Stefano. Questi è stato chiamato ad analizzare i frammenti di materiale genetico trovati sotto le unghie del quinto dito della mano destra e del primo dito della mano sinistra della vittima. Materiale molto scarso, che nell’immediatezza del delitto non si era riusciti ad analizzare, e che nel 2014 fu confrontato con il dna di Alberto Stasi, trovando compatibilità soltanto in cinque dei nove marcatori richiesti per avere la corrispondenza. Ora, però, secondo le analisi commissionate dalla famiglia Stasi, sarebbe stato possibile identificare un profilo genetico con piena corrispondenza. Il confronto è stato fatto con il dna di una persona che avrebbe potuto avere contatti con la famiglia Poggi all’epoca del delitto. Non si danno ulteriori indicazioni, se non la precisazione che la corrispondenza è stata trovata sul cromosoma Y, che non indica una singola persona ma tutti i soggetti maschi di una famiglia. L’individuazione sarebbe stata effettuata partendo da residui di saliva recuperati da un cucchiaino e da una bottiglietta. La madre di Alberto Stasi, secondo quanto dichiarato al Corriere della Sera, chiederà la revisione del processo, conclusosi esattamente un anno fa con la condanna a sedici anni dell’unico imputato. I riscontri ottenuti dal genetista Francesco De Stefano, che mai prima d’ora era intervenuto sul caso, dovranno essere confermati dalla polizia giudiziaria. In quel caso, nove anni dopo l’omicidio, potrebbe ricominciare tutto daccapo.

“Mai e poi mai Alberto avrebbe potuto uccidere Chiara. Finalmente ne ho la conferma”. Così Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, ha annunciato ai giornalisti del Corriere della Sera la scoperta di una corrispondenza tra le tracce di dna trovate sotto le unghie della vittima e il profilo di una persona diversa da suo figlio. Alberto Stasi si era costituito nel carcere di Bollate nel dicembre dello scorso anno, subito dopo la sentenza della Cassazione che lo condannava a 16 anni per l’uccisione della fidanzata. “Quella persona – dice la signora Ligabò riferendosi all’uomo individuato dal profilo genetico – deve spiegarmi la presenza del suo dna sotto le unghie della ragazza. Lo deve a me, lo deve ai genitori di Chiara, lo deve a tutti”. Una vicenda che non pare avere mai fine quella del delitto di Garlasco, diventato uno dei casi di cronaca che più hanno fatto parlare nella storia italiana. Un solo imputato, assolto due volte e poi due volte condannato, il mancato ritrovamento dell’arma del delitto, una condotta delle indagini che, specialmente nelle prime fasi, è stata più volte criticata, anche dalla stessa magistratura nelle motivazioni delle sentenze. Le prove contro Stasi, però, rimangono, anche alla luce delle ultime novità. La criminologa Roberta Bruzzone, intervistata dal sito internet Intelligonews, si è mostrata possibilista sull’eventualità che la richiesta di revisione del processo possa venire accolta. D’altronde, però, ha anche precisato che il prossimo passo sarà quello di valutare la quantità del materiale, dato che la dinamica del delitto accertata in sede investigativa ha stabilito che la vittima non si difese graffiando o colpendo il suo aggressore. Il dna sotto le unghie di Chiara, insomma, potrebbe non essere stato trasferito durante il delitto ma semplicemente con un normale contatto personale precedente all’omicidio.

"Se la difesa di Stasi ha un nome, lo faccia pubblicamente senza nascondersi dietro un dito". Sono state queste le prime parole di Rita Preda, madre di Chiara Poggi, riferite dall'avvocato di famiglia Gianluigi Tizzoni. Lo stesso Tizzoni ha precisato che a suo parere non emerge alcuna novità da questi ulteriori accertamenti: "l'esame del dna sui reperti ritrovati sotto alle unghie era stato dichiarato giuridicamente inutilizzabile con l'accordo di tutte le parti coinvolte", ha ricordato l'avvocato. Tizzoni ha poi proseguito dicendo che "il campione era talmente deteriorato e scarso da non avere alcuna validità scientifica. Questo indizio - ha concluso - non può far venir meno tutti gli altri indizi e le prove a carico di Stasi. Al massimo si potrebbe prospettare un concorso di colpa con altri soggetti al momento ignoti".