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Arrestato Fabio Rizzi, padre della riforma sanitaria regionale: accuse di corruzione

Ha provocato un vero e proprio terremoto politico l’inchiesta della procura di Monza su un presunto giro di corruzione che ha portato in carcere, tra gli altri, Fabio Rizzi. Originario di Besozzo, provincia di Varese, Rizzi è consigliere regionale della Lega Nord, presidente della commissione sanità e padre della riforma sanitaria varata lo scorso anno dal Pirellone. Un uomo di fiducia del presidente Maroni, da cui aveva ricevuto il delicato incarico di riscrivere le regole del sistema sanitario regionale. Un provvedimento che ha riguardato da vicino anche il nostro territorio, con Pavia che non a caso era stata una delle prime tappe della presentazione della riforma. L’inchiesta che ha coinvolto Rizzi riguarda un giro di mazzette che un gruppo di imprenditori avrebbe versato a funzionari pubblici per influenzare una serie di appalti banditi dalle aziende ospedaliere per la gestione di servizi odontoiatrici.

Le indagini sono partite nell’ottobre 2013. Tutti gli appalti venivano vinti dal medesimo gruppo, al cui vertice c’era l’imprenditrice Maria Paola Canegrati, anch’ella destinataria della misura di custodia cautelare insieme a Rizzi e ad altre 19 persone. Fra queste l’imprenditore Valentino Longo, sua moglie e la moglie di Rizzi. Le due signore figuravano insieme alla Canegrati fra le titolari delle società odontoiatriche beneficiarie degli appalti. Le accuse per gli indagati sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbata libertà degli incanti, riciclaggio. Il giro d’affari stimato dalla procura è di 400 milioni di euro dal 2004 a oggi.

Rizzi, in quantità di consigliere regionale, avrebbe avuto il ruolo di garantire copertura politica al sistema clientelare. Secondo il gip del tribunale di Monza avrebbe usato il potere politico per accumulare ricchezze, non esitando a strumentalizzare le idee del partito.