• Pavia:

Garlasco, la Cassazione conferma la condanna a 16 anni per Alberto Stasi

Alberto Stasi è in carcere. Si è costituito meno di due ore dopo l’emissione della sentenza che lo condanna definitivamente a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. La Corte di Cassazione ha deciso di confermare quanto stabilito dalla sentenza d’appello bis, che giudicava Stasi colpevole senza l’aggravante della crudeltà. Il pronunciamento è arrivato a Roma in tarda mattinata. La camera di consiglio è durata poco più di quattro ore, divise fra la serata di ieri e la mattinata di oggi, quando il collegio si è riunito dopo la sospensione decisa poco dopo le 22. La corte ha quindi deciso di non accogliere la richiesta del procuratore generale, che aveva proposto di celebrare un nuovo processo d’appello, il terzo. Con una mossa che aveva colto molti di sorpresa, il pg Cedrangolo aveva sostenuto che l’impianto accusatorio su cui si basava la sentenza di secondo grado era debole, e che molte cose avrebbero dovuto venire riconsiderate. Dopo aver criticato i modi con cui si sono svolte le prime fasi dell’indagine, aveva però anche precisato che se è vero che Chiara fu uccisa in modo brutale, allora doveva essere considerata l’aggravante della crudeltà. La procura, infatti, aveva chiesto di aumentare la pena a 30 anni, mentre la difesa chiedeva l’assoluzione. La Corte di Cassazione, come detto, si è pronunciata per la conferma della condanna a 16 anni, lasciando tutto come era stato deciso giusto un anno fa dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano. Il caso è chiuso, otto anni dopo l’omicidio, al termine di una vicenda processuale iniziata con la prima udienza preliminare il 24 febbraio 2009.

Il processo per l’omicidio di Chiara Poggi era stato preceduto il 3 novembre del 2008 dalla richiesta di rinvio a giudizio per Alberto Stasi da parte della procura di Vigevano. L’omicidio era avvenuto un anno e tre mesi prima: durante le indagini, pochi giorni dopo il fatto, Stasi era anche stato arrestato, ma il fermo non fu convalidato per mancanza di prove. La fase d’indagine durò oltre un anno, durante il quale la casa della famiglia Poggi rimase sequestrata per 225 giorni. Il processo di primo grado durò meno di dieci mesi: Stasi scelse il rito abbreviato, e fu assolto il 17 dicembre 2009 per insufficienza di prove. Bisognerà aspettare quasi due anni per l’inizio del processo d’appello, celebrato a Milano. Bastò un mese perché la sentenza di assoluzione pronunciata dal tribunale di Vigevano venisse confermata. Ancora un anno e mezzo di attesa, per arrivare al 18 aprile del 2013, giorno in cui la Cassazione ordinò di rifare il processo d’appello, celebrato con un percorso metodologico giudicato non coerente in cui gli indizi erano stati considerati in maniera isolata senza tenere conto del contesto. È questa la strada in cui procura e parte civile si infilarono per produrre nuove prove, che portarono il 17 dicembre 2014, a cinque anni esatti dalla sentenza di primo grado, alla condanna a sedici anni per Alberto Stasi. Un provvedimento che ora è diventato definitivo dopo l’ultima parola della Cassazione.