• Pavia:

Processo Bozzole, don Gregorio: “Il sindaco Farina mi consigliò di pagare”

Don Rossoni ha affermato di aver detto a don Gregorio di non cedere al ricatto di Flavio Savu, perché nelle registrazioni che lo avrebbero riguardato in prima persona non poteva esserci niente di scandaloso. Don Gregorio, dalla sua, ha dichiarato di aver pagato su consiglio del sindaco di Garlasco Farina, al quale avrebbe consegnato parte dei soldi da girare al rumeno. È stata un’udienza ricca di colpi di scena quella del processo relativo allo scandalo Bozzola in cui sono stati chiamati a testimoniare don Gregorio Vitali, ex rettore del santuario, e don Pietro Rossoni, all’epoca suo coadiutore. In particolare è stata analizzata una presunta estorsione da 50mila euro: soldi che Savu avrebbe chiesto per non inviare alla trasmissione Le Iene delle registrazioni audio. Secondo don Gregorio, a cui Savu aveva fatto la richiesta, queste registrazioni riguardavano tre episodi: un atto sessuale gay compiuto da un chierichetto maggiorenne del santuario presso un cimitero; un rapporto coinvolgente don Rossoni e lo stesso Savu; un audio di un approccio sessuale compiuto da don Rossoni nei confronti di un giovane. Don Gregorio, spaventato, ha raccontato di aver chiesto al sindaco di Garlasco Farina dei consigli sul da farsi. Farina, sempre secondo il racconto di don Gregorio, gli avrebbe suggerito di dare i 50mila euro a Savu e di evitare di denunciare il fatto, per non sollevare uno scandalo. Don Gregorio ha quindi affermato di aver consegnato a Savu l’intera somma in varie tranches: tre rate, due da 5mila e una da 7mila euro, sarebbero state saldate tramite il sindaco Farina, che avrebbe fatto da tramite. “Ho saputo che Farina ha negato di averlo fatto, e la cosa mi è dispiaciuta molto”, ha detto don Gregorio. L’ex rettore del santuario ha poi precisato che i soldi arrivavano da risparmi della sua famiglia, in particolare dei fratelli. Don Rossoni, però, ha spiegato di essere all’oscuro di questo ricatto: a lui risultava soltanto che Savu avesse chiesto a don Gregorio dei soldi per non divulgare la registrazione audio che un giovane aveva registrato all’interno di un confessionale. Don Rossoni ha spiegato che in quell’occasione era stato vittima di un tentativo di approccio sessuale, ma di averlo respinto, e che quindi il contenuto dell’audio non poteva preoccuparlo. Di qui il suo consiglio a don Gregorio di non pagare. Don Rossoni è rimasto molto stupito quando il pm Valli lo ha informato del fatto don Gregorio aveva invece pagato 50mila euro per nascondere un’altra registrazione che lo riguardava, di cui lo stesso don Rossoni ha ammesso di ignorare l’esistenza. Nel corso della deposizione di don Gregorio Vitali si è inoltre analizzato il caso dell’altra estorsione, quella da 150mila euro tentata da Savu nei confronti della diocesi, e non andata a segno per il blitz dei carabinieri. Don Gregorio ha dichiarato di essere stato tenuto all’oscuro di quanto stava avvenendo: “la diocesi non mi disse nulla, quando lo seppi ci rimasi molto male”. I 150mila euro in quel caso sarebbero serviti per comprare una registrazione audio di carattere sessuale. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, l’audio (che è stato ascoltato nel corso del blitz in curia dai carabinieri), era tratto da una telefonata hard intercorsa fra don Gregorio e un fantomatico uomo di nome Valentino. Un sedicente geometra di Cassolnovo, con cui don Gregorio ha ammesso di aver avuto una debolezza. Telefonate piuttosto spinte, a cui è seguito un incontro nell’abitazione di don Vitali: cosa sia successo in quell’occasione è stato dibattuto a porte chiuse. Don Gregorio ha pubblicamente dichiarato che non ha avuto un rapporto sessuale con questo tale Valentino, ma uno scambio di effusioni. La registrazione di una delle telefonate o di quell’incontro, secondo la tesi del pm, sarebbe poi finita nelle mani di Savu per il ricatto da 150mila euro alla curia mandato in fumo dai carabinieri.