• Pavia:

Bozzole, la Curia indagò un anno prima di denunciare ai carabinieri

Sarebbe dovuto essere il giorno di Don Gregorio, regolarmente presente a palazzo di Giustizia per testimoniare, ma alla fine non si è fatto in tempo a sentire la sua versione dei fatti. Né la sua, né quella di don Rossoni, entrambi vittime della presunta estorsione messa in atto da Flavius Savu in concorso con Florian Tanase, che verteva sulla richiesta di denaro in cambio della consegna di alcuni filmati a sfondo sessuale che avrebbero avuto come protagonisti gli imputati e i due sacerdoti. La giornata è stata invece dedicata al confronto fra le indagini dei carabinieri, illustrate dal comandante Massimo Bertolacci, e le informazioni in possesso della Curia, esposte da don Paolo Scevola. Dal racconto di quest’ultimo è emerso che su incarico del cardinal Tettamanzi la diocesi aveva avviato un’indagine su fatti riguardanti don Gregorio il 14 maggio 2013, un anno prima rispetto al momento in cui è stata presentata denuncia ai carabinieri. Su cosa verta di preciso quest’indagine non è dato al momento sapere, dato che la causa canonica, di cui lo stesso don Scevola si sta occupando, è ancora in corso. Nell’aprile 2014, undici mesi dopo l’inizio dell’indagine canonica, il vescovo Gervasoni conferì a don Scevola l’incarico di chiarire la questione con Savu, che in quel periodo chiedeva insistentemente a vari sacerdoti e persone della curia di versare denaro in cambio dei filmati riguardanti don Gregorio. Si arriva così al 7 giugno dello scorso anno, quando don Scevola incontrò Savu in vescovado. In quell’occasione Savu rivelò al prelato di aver già ottenuto 150mila euro da don Gregorio, parte dei quali sarebbero stati consegnati dal sindaco di Garlasco Farina in qualità di intermediario. Il romeno ne avrebbe voluti altri 250mila per chiudere la faccenda. In quell’occasione Savu avrebbe fatto presente che in caso di rifiuto dell’accordo avrebbe consegnato il filmato alla trasmissione di Italia Uno “Le Iene”, che era convinto lo avrebbe pagato almeno 400mila euro. In quei giorni, però, Savu era finito sotto controllo dei carabinieri, che avevano ricevuto la soffiata sul presunto tentativo di estorsione. Don Scevola non lo sapeva, ma il suo primo incontro con Savu era avvenuto sotto gli occhi dei militari. I carabinieri in seguito concordarono con la diocesi di far finta di accettare, per poter arrestare Savu in flagrante alla consegna del denaro, e così avvenne. Ma quando la curia sporse denuncia? I carabinieri sostengono che furono loro a contattare il vescovo, e dopo qualche ora don Scevola si recò in caserma a fare denuncia. A precisa domanda dell’avvocato difensore se fosse stato lui a contattare i carabinieri o se si era mosso dopo essere stato avvisato dai militari dei controlli già in corso, don Scevola ha risposto con un “non ricordo”. La difesa commenta il fatto come un punto a proprio favore.

L’indagine dei carabinieri ha fatto emergere, tra le altre cose, che Savu e Tanase erano già stati denunciati in passato per una truffa aggravata nei confronti di un sacerdote avvenuta in provincia di Parma. Il filmato riguardante don Gregorio, inoltre, non è mai stato trovato, anche se esiste un audio che i carabinieri hanno sequestrato. In aula si tornerà l’11 novembre, per ascoltare don Gregorio e don Rossoni. La parte civile ha chiesto un’udienza a porte chiuse, ma il tribunale ha rifiutato: la loro testimonianza sarà pubblica.