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Malnutrizione anziani, il San Matteo lancia l’allarme

Lo studio, effettuato dal Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica del San Matteo di Pavia, non lascia spazio a dubbi: la malnutrizione tra gli anziani è diventata ormai un'emergenza. Tra il 2009 e il 2012 il policlinico ha seguito 667 pazienti, scoprendo che oltre il 33% risulta essere ad alto rischio e che più della metà di loro, il 58%, presenta caratteristiche di malnutrizione all’ingresso in ospedale. Un dato preoccupante secondo Riccardo Caccialanza, responsabile della Nutrizione Clinica del San Matteo, che sottolinea le conseguenze negative della scarsa alimentazione negli anziani: degenze più lunghe, complicanze maggiori durante i ricoveri e un aumento della mortalità. E la malnutrizione non è solo legata a motivi clinici: spesso, infatti, c'è anche un problema anche economico. La crisi colpisce soprattutto chi vive con un pensione minima e ne condiziona le scelte alimentari. Carne e pesce si mangiano poco e questo comporta una diminuzione delle proteine fondamentali per la salute dei muscoli e delle ossa. Secondo Caccialanza la malnutrizione si può prevenire attraverso una maggiore collaborazione tra specialisti e medici di famiglia: proprio questi ultimi sono chiamati a monitorare la situazione dei pazienti più anziani, consigliando controlli periodici dagli specialisti. Un compito non da poco: gli anziani malnutriti che entrano in ospedale reagiscono meno bene alle cure e il decorso post operatorio per loro diventa più lungo e complicato. Senza contare, e questo è il dato più preoccupante, che per gli anziani che non entrano in ospedale (e che quindi non sono identificati come malnutriti) si apre un reale problema: nessuno rileva la qualità della vita che è strettamente correlata allo stato di nutrizione e peggiora progressivamente incidendo sull’autonomia e sulle relazioni sociali.